In tanti ci chiedevamo che fine avesse fatto il film girato nella vicina Naro(AG): “La scomparsa di Patò“ di Andrea Camilleri, papà del più famoso Commissario Montalbano in quel di Vigata.
Il lungometraggio sarà proiettato dal 24 nei cinema in 30 copie e il 22 in anteprima a Palermo dopo queste date dovrebbe arrivare anche nelle sale del nostro circondario.
Un veloce sguardo alla trama del film che ho trovato su Wikipedia.
Il 21 marzo 1890 a Vigata, Venerdì Santo, viene secondo tradizione messo in scena il “Mortorio” ossia la Passione di Cristo opera teatrale del cavalier D’Orioles, nella quale il ragionier Antonio Patò, specchiato impiegato della banca locale, filiale della Banca di Trinacria, si assume, già da qualche anno, la poco simpatica parte di Giuda che gli vale, durante la sua appassionata recitazione, dover ricevere insulti e minacce dagli spettatori che si immedesimano nello spettacolo religioso.
Sul grande palco, allestito in uno slargo di proprietà del marchese Simone Curtò che ha concesso anche l’uso di quattro magazzini le cui porte danno sul cortile padronale per farne dei camerini per i numerosi personaggi dello spettacolo, comincia la rappresentazione che giunge all’acme con l’invio all’inferno di Giuda-Patò, accompagnato dagli improperi degli spettatori, attraverso una apposita botola. Alla fine della rappresentazione però Patò sembra essere scomparso. Nel suo camerino non si trovano né i suoi abiti né il costume di scena.
Su un muro di Vigata il 23 marzo compare una scritta “Murì Patò o s’ammucciò (si nascose)?” segno che la scomparsa del ragioniere è divenuta di dominio pubblico e che si stanno avanzando una varietà d’ipotesi che mettono in discussione anche la figura di Patò come onesto padre di famiglia. È soprattutto la moglie, Mangiafico Elisabetta in Patò, che chiede sia fatta chiarezza sulla scomparsa del marito, in questo sostenuta dal cognato Capitano del regio Esercito Arnoldo Mangiafico ma soprattutto da Sua Eccellenza il Senatore Pecoraro Grande Ufficiale Artidoro, Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Interno, parente dello scomparso ragioniere, che comincia ad indirizzare una serie di lettere semiufficiali in uno stile mellifluo e arzigogolato, infarcito di termini astrusi, per stimolare e minacciare gli organi preposti alle indagini.
La Pubblica Sicurezza e i Reali Carabinieri gareggiano e si ostacolono nelle indagini, i giornali governativi “L’Araldo di Montelusa” e dell’opposizione “Gazzetta dell’Isola” s’insultano velatamente e si lanciano reciproche accuse di voler nascondere la verità a fini politici.
Due sudditi di Sua Maestà Britannica, residenti nell’isola, aggiungono confusione alla già intrigata faccenda. Il reale astronomo di corte Alistair ‘O Rodd è sicuro che Patò sia finito in una frattura del continuum spazio-temporale mentre l’Archeologo di Corte Michael Christopher Enscher attribuisce l’accaduto all’intervento misterioso (tanto misterioso che nessuno sa cosa sia tranne lui), della scala di Penrose.
Non mancano gli argomenti che gettano una luce di sospetto sulla misteriosa scomparsa di Pato. Una qualche irregolarità nella conduzione della banca? Una perdita di memoria dovuta alla caduta nella botola? Una scomparsa voluta e programmata per ragioni di cuore? un qualche complotto mafioso?
Esiste un paradiso terrestre, un vero e proprio tesoro di eccellenze culturali, culinarie e politiche che è la Sicilia, un tesoro su cui Mario Monti dovrebbe contare di più sul piano dell’economia turistica. Ne sono convinti tre big della stampa internazionale come il Times, la Bild e Die Welt che, nel giro di pochi giorni, hanno invitato i propri lettori a scoprire i tesori della regione guidata da Raffaele Lombardo. Si parte dal Times di Londra, in verità mai molto tenero col nostro Paese. che in un reportage a firma di Joanne O’Connor inserisce alcune ville siciliane nella top 40 delle migliori sistemazioni del Mediterraneo; mentre il quotidiano tedesco vicino ad Angela Merkel incorona la Sicilia come meta turistica invernale, «meglio di Cortina». La scelta del quotidiano inglese è caduta su Casa d’Eraclea per «la stupenda vista sul mare e i favolosi tramonti» e su Villa Armerina per «la sua ostentazione aristocratica».
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